Le aree periurbane. Territorio settore Corviale Arch. Lucia Pulcini

Le aree periurbane. Territorio settore Corviale

L’Ente pubblico deve oggi,in uno scenario di crisi sempre più drammatico, individuare nei settori economici le “criticità” e studiare quali “leve” siano attivabili, nell’ambito dei propri poteri istituzionali, per favorire sul territorio gli investimenti compatibili con la sostenibilità ambientale, la tutela della campagna ed i bisogni dei cittadini.

Le attività produttive necessitano di rapidi adeguamenti e di “facilitazioni” burocratiche e quindi una progettazione che parta dalle necessità di un sistema produttivo complessivo, sostenibile ed integrato.

La pianificazione deve “veramente” procedere verso il superamento della contraddizione città-campagna, ponendo l’insieme del territorio sullo stesso piano di dignità senza che esistano aree edificabili bene o male progettate e “territorio di risulta” abbandonato in attesa di essere occupato da edilizia spontanea ; occorre con urgenza programmare ed attuare interventi funzionali allo sviluppo produttivo di tutti i settori economici, adeguando rete dei trasporti, dei servizi, anche con l’intervento del capitale privato; occorre pensare ad un sistema delle residenze adeguato alla flessibilità del sistema produttivo, e per questo bisogna superare le difficoltà derivanti dall’uso dei soli strumenti della zonizzazione ed arricchire gli scenari statici tipici degli strumenti urbanistici tradizionali con iniziative progettuali legate alla valorizzazione delle risorse esistenti sul territorio.

Evoluzione della contraddizione Città-Campagna

Il concetto di contraddizione città-campagna è una semplificazione efficace ma riduttiva di un complicato rapporto dialettico tra produzione, in primo luogo agricola ma non solo, terziario commerciale e potere politico, che lascia dei segni tangibili ed evidenti sul territorio;

In tal senso, nell’ipotesi di un intervento sul sistema primario, è ancora importante ed utile leggere per sezioni diacroniche e per tipologia quanto esiste sul territorio, all’interno degli “ambiti rurali”e di patrimonio edilizio inutilizzato e definirne successivamente le valenze paesaggistiche e quelle funzionali per elaborare un piano di riqualificazione che sia attendibile sotto diversi punti di vista.

Il problema vero, entrando solo un istante nel merito, è stato ed è quello di affrontare con le risorse di Roma Capitale un censimento ed una eventuale successiva riqualificazione degli innumerevoli manufatti dispersi nelle campagne individuandone prima la proprietà e se di proprietà privata individuare gli strumenti incentivanti per il riuso e la riqualificazione in senso produttivo della campagna circostante anche con il coinvolgimento delle aziende agricole esistenti sul territorio, mantenendo sempre una ottica di tutela attiva dello stesso che non può prescindere dalla ripresa o dalla implementazione del ciclo produttivo.

I contenitori (ex stalle, silos, pollai, fienili etc.) possono offrire spazi per un ventaglio di attività che aggrediscano l’alienazione della periferia degradata costituendo “landmark” e “riferimento storico attivo” per i “quasi cittadini” degli insediamenti periferici.

L’annullamento dello spazio determinato dal WEB rende possibili scenari una volta impensabili. Più di una società di WEB ha posto il suo quartier generale all’interno di un ex insediamento agricolo, ed i ragazzi di oggi risolvono in videoconferenza i propri problemi organizzativi sia di carattere ludico che lavorativo, a volte con contatti simultanei internazionali; importanti società di software hanno la propria componente WEB delocalizzata rispetto alla casa-madre, senza che ciò determini alcun problema nei tempi delle decisioni.

Pertanto qualora ci siano immobili che non sono più funzionali alla produzione agricola possono svolgere il ruolo di contenitori di una molteplicità di funzioni che arricchiscano i gruppi sociali limitrofi surrogando una parte dei contenuti della Città Storica, anche se l’obiettivo primari è sempre il mantenimento o la riattivazione dell’agricoltura e attività anne4sse..

La circostanza di avere a disposizione vaste aree di pertinenza consente inoltre a questi contenitori di essere autosufficienti dal punto di vista energetico, innescando un ulteriore valenza progressiva come siti di sperimentazione delle energie rinnovabili. Quindi le eventuali funzioni introdotte nel territorio utilizzando quelli che ora sono degli “aspiranti ruderi”, non peserebbero affatto sulle reti dei servizi urbani, ma potrebbero costituire laboratori in grado di restituire valore aggiunto di “conoscenza” all’aggregato metropolitano.

Opportunità offerte dalla situazione di crisi

Lo scenario che prenda in esame la crisi economica in corso deve proporre nuove soluzioni di equilibrio territoriale “austero”, rintracciando nuove soluzioni, per lo più innovative, che affrontino i temi economici pubblici in modo del tutto nuovo, sollecitando gli investimenti di capitali privati. L’impatto di tale “habitus mentale” all’interno della Pubblica Amministrazione è davvero dirompente, sia perché la spesa di denaro pubblico deve essere estremamente contenuta (in questo un paradossale aiuto viene fornito dalla situazione di crisi stessa..), sia perché per proporre soluzioni che siano ritenute valide dagli investitori, sostanzialmente la Pubblica Amministrazione deve riuscire “a pensare” in una ottica di riqualificazione produttiva e non ricorrere alla vendita che poi diventa svendita dei beni che sono di noi tutti.

Pertanto occorre effettuare un attento rilevamento delle opportunità che la crisi economica offre, nostro malgrado: indagare la possibilità di coniugare ripresa del ciclo produttivo, eliminazione degli sprechi, salvaguardia dei valori storico ambientali. La crisi può sicuramente divenire un’opportunità, costituisce sicuramente una “lente” attraverso cui poter vedere la realtà in modo diverso rispetto a situazioni di tranquillità economica; ad esempio: appare inconcepibile, con gli occhi della crisi, perdere in un inarrestabile ed inevitabile processo di degrado gli edifici rurali dismessi solo perché non si vuole cercare un metodo per riutilizzarli in modo intelligente; lo spreco che deriva da decenni di superficialità amministrativa, che ha portato nell’Agro romano a situazioni di fortissimo degrado, oggi pare essere un delitto, che la situazione che viviamo non può consentire.

Il tema dell’Agro romano qui accennato, come vedremo in seguito, diverrà uno degli argomenti più trattati, ed è utile a far comprendere cosa vuol dire cambiare modo di pensare rispetto ad una data condizione, sedimentata da decenni, ma che la crisi può far leggere ed interpretare in modo nuovo e del tutto diverso: il processo di trasformazione, come già accaduto in passato, e come accade in questo preciso momento nei comuni della fascia confinante con Roma, troverebbe modo di esplicarsi ugualmente senza alcuna disciplina. Chi può impedirmi di locare una vecchia stalla, magari “in nero”, per farne un deposito di qualsiasi cosa? Appare più corretto e più fruttuoso far sì che le volumetrie di cui trattasi siano oggetto di un riuso pianificato e tale da costituire valore aggiunto per le aziende che le possiedono, laddove ora i manufatti, anche solo per evitarne il crollo, costituiscono una spesa insostenibile e sono anche tassati.

La crisi, in assenza di interventi intelligenti, accentuerà ed accelererà in modo esponenziale il processo di degrado. I segni storici dell’attività agricola del passato più o meno recente saranno cancellati perché privi di tutela anche solo vincolistica. Il tessuto aziendale sarà falcidiato e brani sempre più vasti di territorio agricolo resteranno senza la tutela attiva che solo l’attività umana garantisce loro.

Riutilizzare edilizio dismesso delle campagne può dare alcune risposte a tutto ciò:

1) trasformando in reddito quella che oggi è solo una passività;

2) garantendo con la sopravvivenza dell’azienda un attestamento sul territorio che lo tuteli da altri usi impropri o dall’abbandono;

I valori paesaggistici verrebbero pertanto consolidati e non aggrediti dal processo di riqualificazione, anche se nelle stalle dovessero ricavarsi servizi, o attività di carattere urbano.

E’ evidentemente indispensabile, (e qui diviene fondamentale il ruolo di una Pubblica Amministrazione moderna ed efficiente) che i benefici per i proprietari si accompagnino ad una serie di benefici diretti per la collettività: al privato deve essere garantito il giusto ed equilibrato guadagno, dato ormai per drasticamente concluso il tempo di speculazioni con ritorni dell’investimento a doppia cifra percentuale annua.

I benefici diretti alla collettività devono essere rivolti alla risoluzione dei principali problemi della cittadinanza, individuati attraverso specifiche analisi e declinati sempre in modo corretto dal punto di vista economico; a questi benefici diretti si assommano ulteriori benefici, che chiamiamo semplicisticamente indiretti, che sono connessi alla circolazione economica derivante dagli investimenti stessi: lavoro e occupazione oggi sono gli unici temi con cui è possibile sconfiggere la crisi dell’economica reale, generata dalla finanza “virtuale” delle Borse mondiali.

A nostro avviso, la crisi che stiamo vivendo è essenzialmente dovuta alla paura (o meglio, al panico) derivante dal crollo di valori economici che si ritenevano assoluti, che però non erano strettamente connessi con l’economia reale, ma essenzialmente di carattere finanziario. Per ripartire è necessario riavviare dal basso il lavoro reale, nulla di meglio di quello del settore primario, dell’agricoltura senza la presunzione di ritenere infallibili le analisi e le proposte, occorre però sperimentare al più presto. Di seguito riportiamo la citazione di un Presidente Americano che di crisi economica se ne è dovuto intendere: Franklin Delano Roosvelt – “È buonsenso prendere un metodo e provarlo. Se fallisce, ammettilo con franchezza e provane un altro. Ma soprattutto, prova qualcosa.”

Riteniamo che non sia più il tempo di stilare elenchi di divieti che conducono all’inevitabile abbandono dei beni culturali quali oggetti di lusso che non ci si può permettere, ma che sia ormai il tempo di individuare con intelligenza le risorse da mettere a reddito .

Il Programma di Riqualificazione degli Immobili Agricoli è una maniera di pensare la pianificazione in diretta relazione con i fatti economici che si sviluppano o contraggono sul territorio condizionandone la forma. Enunciare una sterile difesa della forma senza individuare le cause del suo degrado è esercizio ormai inutile!

E’ ormai infatti evidente che una politica esclusivamente vincolistica produce sempre abusivismo.

Nel caso dell’ambito territoriale di riferimento “Corviale” potrebbe essere utile riproporre un meccanismo partecipativo che faccia emergere proposte pubbliche e private (e le risorse sommerse ad esse collegate) da coordinare tra loro con la suprervisione delle strutture pubbliche (Amministrazione, ATER, Min. Beni culturali).

Per il Municipio XVI

Arch. L.Pulcini

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