Nuovo Paese Sera – Il Lazio inverte la rotta sulle terre

Quante volte vi siete sentiti dire che Roma è il Comune agricolo più grande d’Europa? Milioni, direi, utilizzando un’iperbole forse non troppo lontana dal vero – specie sotto campagna elettorale. Un po’ meno noto è un altro dato, che ha sempre a che fare con l’immenso patrimonio di terre, e quindi di economie, servizi, bellezza, bontà e quant’altro legato al nostro territorio. Aggiungete sul taccuino: il Lazio è la seconda Regione d’Italia per stima del patrimonio di terre pubbliche in essa presenti, in cifre fa 41.720 ettari circa. Un tesoro enorme e come nella migliore delle tradizioni italiane mai davvero messo al centro neppure delle politiche regionali.

LA LEGGE REGIONALE - E’ per questo che il mio primo atto da consigliera del gruppo ‘Per il Lazio’ alla Pisana, è stato presentare insieme al consigliere Gino De Paolis (Sel) una proposta di legge che ha per titolo proprio: “Disposizioni per favorire l’accesso dei giovani all’agricoltura e contrastare l’abbandono e il consumo di suoli agricoli”. Sono quattro articoli, brevi, e che vanno dritti al cuore della questione: attraverso un censimento delle terre pubbliche e/o abbandonate del Lazio predisporre bandi pubblici che rendano quegli stessi terreni accessibili ai giovani agricoltori del nostro territorio.

LAVORO AI GIOVANI E CRISI AMBIENTALE - Quattro articoli, dicevo, che però tentano con il loro primo passo di dare una risposta alle innumerevoli crisi che riguardano il nostro tempo presente: quella occupazionale (specialmente giovanile), la crisi ambientale, la crisi dei servizi, della città e delle sue periferie, infine la crisi dell’agricoltura. In Italia (e il Lazio non fa eccezione) il tema del mancato ricambio generazionale tra gli agricoltori è drammatico: solo il 3,9% dei conduttori agricoli ha meno di 40 anni, ad oggi siamo lo Stato membro dell’Unione Europea con il più basso tasso di ricambio generazionale accanto al Portogallo, una maglia nera generata dall’assenza di politiche pubbliche per le terre e da una classe politica invece fin qui molto attenta agli interessi del mattone, con il relativo consumo di suolo e l’enorme speculazione che ne è derivata.

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